Perdite Ambigue: gli effetti di una perdita indefinita

Identificare le situazioni in cui si verificano condizioni esistenziali caratterizzate dall’ambiguità e dall’incertezza, conoscerne le caratteristiche e saperle affrontare, è fondamentale per chi, assistente sociale, educatore o psicologo, si occupa di relazioni tra gli esseri umani.

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Nel prossimo mese di marzo, per la prima volta in Italia avremo l’opportunità di ascoltare Pauline Boss, professore emerito dell’Università del Minnesota, sul tema, da lei studiato approfonditamente, delle “Perdite Ambigue”. In attesa di questa grande opportunità formativa, abbiamo scambiato qualche parola sul tema con Marco Chistolini, psicologo e psicoterapeuta familiare che lavora da molti anni su affido e adozione.

Cosa ti ha colpito del lavoro della Professoressa Boss sul tema delle “perdite ambigue”?

Ho trovato il suo lavoro molto interessante dal punto di vista teorico e utile sul piano clinico perché porta la nostra attenzione su una realtà che spesso ci troviamo ad affrontare nel lavoro psicosociale e terapeutico: quella di situazioni in cui si verificano condizioni esistenziali caratterizzate dall’ambiguità e dall’incertezza. Si pensi, ad esempio, a quelle crisi di coppia in cui i partner si lasciano senza mai davvero riuscire a separarsi oppure ai casi in cui le persone devono misurarsi con un genitore che è stato presente nella loro vita senza mai essere autenticamente disponibile. Ebbene, queste e molte altre sono configurazioni relazionali caratterizzate da condizioni di “perdita” non chiare, in cui la persona amata è disponibile ma non pienamente, rapporti in cui è forte sia il senso di mancanza (perdita) sia l’ambivalenza della stessa. Essere in grado di identificare queste configurazioni, conoscerne le caratteristiche e saperle affrontare è molto importante per chi, assistente sociale, educatore o psicologo, si occupa di relazioni tra gli esseri umani.

Cosa ti aspetti dal corso che Pauline Boss terrà online nel mese di marzo?

Sono certo che la Prof.ssa Boss, nei due incontri previsti, saprà fornire ai partecipanti un paradigma teorico in grado di chiarire il significato delle “perdite ambigue” e indicazioni operative per poterle approcciare in modo corretto ed efficace. Voglio ricordare che, seppure non molto conosciuta in Italia, Pauline Boss è una studiosa stimata internazionalmente, che ha al suo attivo numerose pubblicazioni e i suoi lavori sono ripetutamente citati da quanti si occupano di problematiche familiari, crescita dei bambini, affido familiare e adozione. Per questi motivi penso che poterla ascoltare dal vivo rappresenti una preziosa occasione di formazione professionale per i professionisti italiani.

Da molti anni ti occupi di tutela dei minori con particolare riferimento alle tematiche adottive e di affido. Pensi che il concetto di “perdita ambigua” possa essere declinato anche in questo settore e quindi utile agli operatori che affrontano questi problemi?

Assolutamente sì! Personalmente ho trovato le concettualizzazioni di Pauline Boss utilissime per comprendere la situazione in cui si trovano tanti minori allontanati dalla loro famiglia senza sapere se un giorno potranno o meno tornarci. Penso in particolar modo a coloro che vivono esperienze di affido o di inserimento in struttura in assenza di progetti chiari che definiscano obiettivi e tempi di questi collocamenti. Questi bambini e adolescenti si trovano a sperimentare una condizione di perdita, derivante dalla impossibilità di vivere con i propri genitori, non chiaramente definita perché non sanno se in futuro potranno tornare a vivere nella loro famiglia e, molto spesso, gli operatori e i giudici non si preoccupano di chiarire cosa accadrà nel loro futuro, mantenendoli in questa condizione di incertezza e ambiguità che nuoce gravemente alla loro crescita.

Situazioni simili si verificano, a volte, nell’adozione allorquando il bambino non viene aiutato a comprendere le ragioni che hanno determinato la necessità di collocarlo definitivamente in una nuova famiglia e cresce sperando vanamente di poter recuperare il rapporto con i genitori di nascita. Per questo sono convinto che il contributo della Prof.ssa Boss possa essere molto utile a quanti si occupano di queste tematiche.

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