AREA SOCIALE – CLINICA – EDUCATIVA
Seminario in presenza e online

Famiglie che non chiedono aiuto

La complessa sfida degli operatori nel costruire percorsi di cura

TENUTO DA:

Gilbert Pregno
Gilbert Pregno
10 OTTOBRE 2025
9:30 – 16:30

   Presentazione

Nel nostro lavoro di operatori della relazione d’aiuto incontriamo spesso persone che sembrano aver rinunciato alla possibilità di cambiare. Con un’immagine negativa di sé e un senso di impotenza, si lasciano condizionare da influenze esterne che ostacolano il loro sviluppo, come se mancassero di forza o volontà per opporsi.

Questa rassegnazione ha radici profonde. Le loro storie parlano spesso di delusioni, rotture relazionali e interventi falliti che spesso hanno avuto luogo su più generazioni. In molti casi, queste persone – e le loro famiglie – si sono sentite tradite o abbandonate dagli operatori che li hanno avuti in carico.  Per questo motivo oggi non riescono più a rimettersi in gioco, talvolta per dispetto, altre volte per scoraggiamento o semplice rassegnazione. Il rifiuto dell’aiuto può assumere due modalità principali:

  • Passività e silenzio: chiusura, evitamento, apparente indifferenza.
  • Attacco polemico e provocatorio: opposizione esplicita, ostilità, provocazione.


Entrambe sono forme di difesa, strategie per proteggere una dignità ferita e riaffermare un senso di identità. Spesso questi “no” sono ambigui, mascherati, e possono suscitare in noi sentimenti di frustrazione o impotenza. Rischiamo così di etichettare le persone come “resistenti”, adottando strategie che finiscono per rafforzare la distanza e a confermare il loro atteggiamento.

Gilbert Pregno in questo seminario formativo ci invita a cambiare sguardo: questi atteggiamenti possono essere letti come risposte relazionali competenti perché sono una protezione per evitare altre disillusioni e nuove rotture con gli operatori che provano ad occuparsi di loro. Sono espressione di segnali di un dolore profondo e di una speranza che si è sciolta: non avere speranza per un cambiamento diventa allora una soluzione. Ma tutto ciò non deve essere per noi operatori un ostacolo, ma un messaggio da accogliere e comprendere.

Il nostro compito, come professionisti, è proprio questo: far rinascere la speranza dove è venuta meno. Potremmo dire che dove non c’è più speranza bisogna crearla. Solo così possiamo restituire fiducia e costruire nuove possibilità relazionali, autentiche e trasformative.

Nel seminario dopo una presentazione teorica dei concetti teorici si rifletterà su casi concreti anche attraverso l’utilizzo di giochi di ruolo.  

   Docente

Gilbert Pregno è psicologo e psicoterapeuta familiare, esperto in presa in carico sistemica di famiglie, bambini e adolescenti. Ha insegnato in Germania e Francia ed è autore di numerose pubblicazioni sui temi del lavoro con famiglie “che non chiedono niente”, della terapia coatta, dei diritti umani e dell’etica professionale. Ha diretto la Fondation Kannerschlass in Lussemburgo ed è membro della Commissione consultiva dei diritti umani del Lussemburgo che ha presieduto dal 2014 al 2024.

   Destinatari

Il seminario è specificamente rivolto a psicologi, assistenti sociali, educatori, medici psichiatri, neuropsichiatri infantili. .

Organizzazione

Il seminario si terrà presso la Sala Conferenze Riflessiin Corso Stati Uniti 11 a Torino

È possibile partecipare online, selezionando l'opzione all'atto dell'acquisto.

  Attestazione ed ECM

Sono stati richiesti i crediti  ECM ed i crediti all’Ordine Assistenti Sociali.

  Modalità iscrizione e costi

Per iscrizioni entro venerdì 26 settembre 2025 il costo del seminario è di € 70 in presenza e € 90 online
Per iscrizioni entro il 1 ottobre 2025 (termine ultimo) il costo è di € 80 in presenza e € 100 online
Per iscrizione di gruppi di operatori contattare la segreteria Riflessi: segreteria@riflessiformazione.it  
Seminario in presenza e online

Famiglie che non chiedono aiuto

La complessa sfida degli operatori nel costruire percorsi di cura

TENUTO DA:

Gilbert Pregno

   Presentazione

Nel nostro lavoro di operatori della relazione d’aiuto incontriamo spesso persone che sembrano aver rinunciato alla possibilità di cambiare. Con un’immagine negativa di sé e un senso di impotenza, si lasciano condizionare da influenze esterne che ostacolano il loro sviluppo, come se mancassero di forza o volontà per opporsi.

Questa rassegnazione ha radici profonde. Le loro storie parlano spesso di delusioni, rotture relazionali e interventi falliti che spesso hanno avuto luogo su più generazioni. In molti casi, queste persone – e le loro famiglie – si sono sentite tradite o abbandonate dagli operatori che li hanno avuti in carico.  Per questo motivo oggi non riescono più a rimettersi in gioco, talvolta per dispetto, altre volte per scoraggiamento o semplice rassegnazione. Il rifiuto dell’aiuto può assumere due modalità principali:

  • Passività e silenzio: chiusura, evitamento, apparente indifferenza.
  • Attacco polemico e provocatorio: opposizione esplicita, ostilità, provocazione.


Entrambe sono forme di difesa, strategie per proteggere una dignità ferita e riaffermare un senso di identità. Spesso questi “no” sono ambigui, mascherati, e possono suscitare in noi sentimenti di frustrazione o impotenza. Rischiamo così di etichettare le persone come “resistenti”, adottando strategie che finiscono per rafforzare la distanza e a confermare il loro atteggiamento.

Gilbert Pregno in questo seminario formativo ci invita a cambiare sguardo: questi atteggiamenti possono essere letti come risposte relazionali competenti perché sono una protezione per evitare altre disillusioni e nuove rotture con gli operatori che provano ad occuparsi di loro. Sono espressione di segnali di un dolore profondo e di una speranza che si è sciolta: non avere speranza per un cambiamento diventa allora una soluzione. Ma tutto ciò non deve essere per noi operatori un ostacolo, ma un messaggio da accogliere e comprendere.

Il nostro compito, come professionisti, è proprio questo: far rinascere la speranza dove è venuta meno. Potremmo dire che dove non c’è più speranza bisogna crearla. Solo così possiamo restituire fiducia e costruire nuove possibilità relazionali, autentiche e trasformative.

Nel seminario dopo una presentazione teorica dei concetti teorici si rifletterà su casi concreti anche attraverso l’utilizzo di giochi di ruolo.  

   Docente

Gilbert Pregno è psicologo e psicoterapeuta familiare, esperto in presa in carico sistemica di famiglie, bambini e adolescenti. Ha insegnato in Germania e Francia ed è autore di numerose pubblicazioni sui temi del lavoro con famiglie “che non chiedono niente”, della terapia coatta, dei diritti umani e dell’etica professionale. Ha diretto la Fondation Kannerschlass in Lussemburgo ed è membro della Commissione consultiva dei diritti umani del Lussemburgo che ha presieduto dal 2014 al 2024.

   Destinatari

Il seminario è specificamente rivolto a psicologi, assistenti sociali, educatori, medici psichiatri, neuropsichiatri infantili. .

Organizzazione

Il seminario si terrà presso la Sala Conferenze Riflessiin Corso Stati Uniti 11 a Torino

È possibile partecipare online, selezionando l'opzione all'atto dell'acquisto.

  Attestazione ed ECM

Sono stati richiesti i crediti  ECM ed i crediti all’Ordine Assistenti Sociali.

  Modalità iscrizione e costi

Per iscrizioni entro venerdì 26 settembre 2025 il costo del seminario è di € 70 in presenza e € 90 online
Per iscrizioni entro il 1 ottobre 2025 (termine ultimo) il costo è di € 80 in presenza e € 100 online
Per iscrizione di gruppi di operatori contattare la segreteria Riflessi: segreteria@riflessiformazione.it  
10 OTTOBRE 2025
9:30 – 16:30

COSTO DI ISCRIZIONE:

Fascia di prezzo: da €80,00 a €100,00

AREA SOCIALE – CLINICA – EDUCATIVA
Seminario in presenza e online

Famiglie che non chiedono aiuto

La complessa sfida degli operatori nel costruire percorsi di cura

TENUTO DA:

Gilbert Pregno
10 OTTOBRE 2025
9:30 – 16:30

COSTO DI ISCRIZIONE:

Fascia di prezzo: da €80,00 a €100,00

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